Visitare Crescentino - Carnevale Di Crescentino

  ... dal 1929 ... la sfilata
più allegra del Piemonte!
Ti aspettiamo
il 3 e 4 febbraio 2018
 

 ... dal 1929 la sfilata più allegra del Piemonte!Ti aspettiamo il 3 e 4 febbraio 2018! 

Vai ai contenuti

Menu principale:

Visitare Crescentino

Quattro Passi per Crescentino  


L’itinerario “Quattro passi per Crescentino” prende avvio proprio dal cuore del centro storico cittadino, in piazza Vische, che i Crescentinesi chiamano “Piazza della torre”.
A dominare la piazza, l’imponente torre medievale di base quadrata: ha un’area di 50,41 mq ed è alta 30,70 metri. È stata costruita alla fine del 1300. Affissa su di essa c’è la lapide che ricorda tutti i morti di Crescentino, nella Prima Guerra Mondiale. Possiede otto grandi finestre e una porticina di ingresso sul lato nord.
Fino al 1613 era dedicata ai conti Tizzoni; la torre è tutto ciò che è rimasto del loro palazzo distrutto nell’ incendio del 1529.
La leggenda narra che una giovane fanciulla si ribellò contro la prepotenza del conte Tizzoni tagliandogli la testa. Dopo il gesto coraggioso iniziò la rivoluzione del popolo che incendiò il palazzo. Questo episodio è ricordato ancora oggi nel carnevale crescentinese.
Successivamente la torre venne intitolata a Vische, in omaggio all’alleanza stabilita tra questo borgo del Canavese e Crescentino, durante le lotte contro i rispettivi feudatari.
La campana fusa nel 1420, che anticamente si trovava sulla torre stessa e i cui rintocchi richiamarono la gente del borgo nella fatidica notte del 14 Febbraio 1529, è la più grande della provincia di Vercelli, oggi è conservata nel Palazzo del Comune. Al suo posto è stata posizionata una nuova campana, denominata La Crescentina, del peso di circa 25 quintali e larga 1.63 metri, dalla tonalità in si bemolle, costruita dai fratelli Mazzola di Valduggia e donata alla città di Crescentino nel 1958 dal parroco di San Grisante don Giuseppe Bianco.
La costruzione conserva una saldezza organica ed una chiara logica estetica che ne caratterizza il genere “campanario”, massiccio e forte.

Nell’angolo dietro la torre si inserisce la casa Demichelis dal caratteristico cortiletto.
Proseguendo per via Mazzini si incontrano, sulla sinistra, le Case Aminto Caretto, una costruzione risalente al XVII secolo, con i portici ad arco rotondo, sul cui muro compare la data del 1655.
L’interessante insieme rivela l'inusuale tecnica costruttiva dell’edificio, il quale doveva segnare l’inizio della catena dei portici, dove erano state costruite le case signorili, appartenenti alla borghesia e alla nobiltà formatasi nella seconda metà del Cinquecento e sviluppatasi nei secoli successivi. L'intera facciata è originale, mentre il cornicione che la conclude venne ricostruito verso il 1896 dal capomastro crescentinese Brasso, forse attenendosi al preesistente modello eroso dal tempo.
Accanto ad esso la casa Graziano Vera, che rappresenta la più antica abitazione della città. L’architettura costruita nel XIV secolo, durante l’ultimo restauro conservativo, si valse del senso cromatico formato dai mattoni in funzione decorativa. L’aspetto complessivo, semplice ed elegante, è arricchito dalla sequenza delle precedenti finestre ogivali, non deturpate dall’intervento funzionale operato sulla struttura dall’architetto Crescentino Cenna.
L’interno conserva colonne in pietra che servivano probabilmente da sostegno di un corridoio laterale, tipico degli edifici signorili o religiosi.
Poco oltre, davanti al municipio, si trova la piazza dedicata ad Aminto Caretto, colonnello dei bersaglieri, medaglia d’oro al valor militare, morto a Werck Forminskij in Russia.

Giunti al fondo di via Mazzini verso il ponte del Po, si incontra, sulla destra, l’ampia piazza Garibaldi, mentre, a sinistra, si imbocca una strada stretta, oggi denominata via Antonio Cenna, ma che anticamente era la contrada dei Bastioni, perché lungo il suo corso sorgevano le mura cittadine.
All’angolo della via si incontra una delle chiese più caratteristiche di Crescentino, la Confraternita di San Michele Arcangelo, risalente al 1569. Una tradizione popolare vuole che essa sia stata orientata verso sud, per volontà degli ortolani, affinché San Michele salvaguardasse i loro terreni delle inondazioni del Po.
Il registro cartaceo della confraternita è l’unico documento pervenutoci sull’attività religiosa di questa chiesa. Particolare importanza aveva la funzione religiosa che si teneva durante la festa di san Michele e della Madonna del Carmine.
L’edificio si presenta aduna sola navata, adorna di pregevoli stucchi realizzati tra il 1620 ed il 1626 tra cui spiccano, sulla cornice longitudinale, i simboli di Casa Savoia.
Infatti, durante l’assedio di Verrua, il duca era solito partecipare alla Santa Messa in questa confraternita, tanto che lasciò ai confratelli lo speciale privilegio di poter graziare, ogni anno, un inquisito, o condannato in contumacia alla morte, alla galera o bando da qualsivoglia delegato, magistrato o giudice.

Sotto l’arco che precede il presbiterio si trova un bellissimo stemma ligneo policromo, con le insegne araldiche di Casa Savoia del periodo di Maria Cristina.
Sul presbiterio si affacciano due nicchie: in quella di destra vi è l’altare contenente la statua dorata di San Michele; in quella di sinistra si trova l’altare della Madonna Addolorata, la cui statua venne acquistata dai priori nel XVIII secolo.
La compagnia della Madonna Addolorata venne fondata con il decreto del 4 aprile 1742 del vescovo di Vercelli Carlo Vincenzo Ferrero.
Nelle pareti laterali si trovano quattro tele di notevoli dimensioni dipinte e consegnate alla confraternita di San Michele da Giovan Battista Ferraris: a destra la Presentazione di Maria adolescente al tempio da parte dei genitori Anna e Gioachino e lo Sposalizio della Vergine; a sinistra Gesù presentato al tempio da Simeone per la circoncisione e l’Agonia della Madonna assistita dagli apostoli.
Più in basso si trovano due tele raffiguranti l’angelo annunziante e la Beata Vergine; nel centro, la nicchia contenente la statua dorata della Madonna del Carmine.
L’altare settecentesco, in marmo, sostituì l’originario di legno, probabilmente molto più piccolo, come si intravede dal taglio degli stucchi per l’inserimento della nuova mensa.
Il campanile attuale venne costruito nel 1719 in sostituzione del precedente, del quale abbiamo solamente alcune notizie di restauro nella seconda metà del Seicento.
Nel 1785 venne spianato il terrapieno davanti alla chiesa per dare maggior spazio alla minuscola contrada che, si congiungeva con quella di Campagnola (oggi via Tournon).

Usciti dalla chiesa ci avviamo verso l’ultimo dei nostri “tre passi” per Crescentino… Il Santuario della Madonna del Palazzo.
Il luogo di culto della Vergine Maria la cui tradizione lo vuole considerare la più antica chiesa di Crescentino, si trova in una vasta pianura a circa un chilometro dal centro storico: per raggiungerlo si deve oltrepassare piazza Garibaldi verso ovest e percorrere un lungo viale, detto “della Madonna”. Dopo questa tranquilla passeggiata all’ombra degli alberi che costeggiano il percorso si giunge al cancello del Santuario oltrepassato il quale si incontra, sulla destra, la chiesa dedicata alla vergine.
Il Santuario attuale è stato iniziato nel 1749. Sotto le sue fondamenta vennero trovati resti di costruzioni forse di origine romana e tombe antiche, e poi lucerne, monete, vasi cinerari, utensili e sepolture di persone cremate.
La chiesa di Santa Maria del Palazzo, vicino alla strada romana che andava da Pavia a Torino, fu, con quella di Industria (nei pressi di Monteu da Po), fra le prime chiese di campagna della diocesi di Vercelli. Questo grande lembo di terra vercellese fu tra i primi centri cristiani del Piemonte antico.
Nella seconda metà del XIV secolo, la chiesa, insieme al borgo di Crescentino, ebbe un lento declino.
Crollata nel 1552, venne ricostruita nel 1577.
L’ attuale Santuario risale alla seconda metà del 1700 e ad ampliarlo fu il sacerdote e benefattore Giuseppe Maria Sagnò, che per tutta la vita ebbe l’incarico di reggere la cappella. Ma il piano di ricostruzione per l’inserimento della cappella contenente la Santa Vergine a forma rettangolare, non seguì una costruzione completa, così si andò per tentativi; l’erezione del campanile, ad esempio, rese particolarmente difficile la modifica del vecchio Santuario.
Nonostante gli ostacoli, nel 1749 il comune di Crescentino ricevette una donazione per la costruzione di scalinate per raggiungere la sacra cappella della Madonna. Venne così portato da Saluggia un piccolo altare di scagliola, con marmo romano e un gradino sotto il tabernacolo, lungo come la mensa e ai lati erano posti due medaglioni.

In seguito furono proseguiti i lavori della cappella, che da rettangolare divenne ovale. Intorno al 1757 terminarono i lavori di ristrutturazione, e iniziarono le solenni celebrazioni religiose, alle quali parteciparono anche i paesi vicini, per l’esposizione della statua della Madonna, collocata nello scuro superiore.

L’altare di marmo in stile barocco ha un apertura che lascia intravedere il sacello della Beata Vergine.
La cupola di forma ovale prende luce da quattro finestre. Sulle pareti si trovano gli affreschi dell’Incoronazione della Beata Vergine in cielo con Sant’Agostino e, a sinistra, l’Assunzione con Sant’Eusebio. Intorno all’altare ci sono numerose piccole sculture che rappresentano angeli.
Tutti gli affreschi descritti vennero eseguiti nel 1902 dal pittore Costantino Massello.

Sotto il copulone si trovano altri affreschi di Giuseppe Palladino, raffiguranti:
- La principessa Placilla in atteggiamento di venerazione;
- Un soldato che tenta di spezzare la statua della Madonna con una scure e, sullo sfondo, il castello di Verrua;
- L’apparizione ad una pastorella sordomuta della Beata Vergine che le indica il cavo della fonte dove si trova il simulacro ligneo.

Attraverso due scale laterali si arriva al sacello dove si trova l’altare in marmo policromo del 1751 con la nicchia contenente la statua lignea della Beata Vergine ritinteggiata intorno al 1950. I suoi lineamenti dolci, il sorriso rilevano una figura precisa di donna che l’artista scolpì utilizzando un modello femminile vero o copiando un’altra statua preesistente.
Sulle pareti delle scale laterali d’accesso si trovano numerose tavolette ex voto databili a partire dalla seconda metà del Settecento.
Quasi tutte hanno sullo sfondo le immagini del Santuario e rappresentano le grazie ottenute per volontà della Beata Vergine (guarigioni da malattie, salvezza da incidenti mortali…)

Come abbiamo già detto, alla ricostruzione della chiesa era di ostacolo il campanile costruito vicino al vecchio edificio che avrebbe dovuto essere abbattuto, se non fosse stato accettato il progetto di un muratore di nome Crescentino Serra, il quale volle spostare l’intero campanile senza demolirlo.
In particolare, il Serra aveva già ottenuto dal Comune vari compiti riguardanti la pulizia della torre civica, la realizzazione del ponte in mattoni sulla roggia di porta “Pareto”. I crescentinesi gli avevano dato un soprannome che era “Scottone”. Nel 1775, il suo nome diventò famoso per aver trascinato di circa quattro metri e mezzo l’imponente altare di legno della confraternita di San Bernardino.
L’iniziativa del trasporto del campanile dovette superare forti opposizioni. Tuttavia Serra garantì che la spesa non avrebbe superato le 200 lire di Piemonte. Dopo aver predisposto il modello di legno, Serra cominciò a preparare le fondamenta per lo spostamento della torre. Nei primi mesi del 1776 egli costruì un traino con maestose travi di rovere, proclamando che il 26 marzo sarebbe stato tutto pronto per compiere l’opera. In quel giorno un gran numero di persone accorse da tutte le parti e si schierò davanti alla cappella della Madonna. Il Serra fece salire il suo figlio primogenito Filippo affinché suonasse le campane durante il trasporto della torre, così diede inizio all’impresa. Il campanile, posato e fissato sul telaio di legno, venne trasferito nella nuova sede.
Crescentino Serra morì a Crescentino, ma le sue spoglie furono sepolte poco dopo ai piedi del campanile che fu la gloria della sua mite anima paesana.
Dai dati contenuti nella cronaca settecentesca sullo spostamento si desume che il campanile era alto 21.57 metri rispetto ai 26.50 metri attuali.
Una testimonianza attesta la precedente posizione della torre: la dima bronzea incastrata nel pavimento a destra della porta di ingresso segna l’angolo relativo alla sua primaria collocazione.


Tratto dal sito dell’Ecomuseo delle Terre d’Acqua ecomuseo.schole.it

Torna ai contenuti | Torna al menu